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L'ARGOMENTO DI OGGI

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dai GIORNALI di OGGI

99 ARRESTI DI MAFIA

2008-12-16

Ingegneria Impianti Industriali

Elettrici Antinvendio

ST

DG

Studio Tecnico

Dalessandro Giacomo

SUPPORTO ENGINEERING-ONLINE

                                         

 

 

L'ARGOMENTO DI OGGI

 

IL NS. COMMENTO

LA LOTTA ALLA MAFIA, CAMORRA, DELIQUENZA, CORRUZIONE, PIZZO, DROGA, ALCOL, SCIPPI, RAPINE, DEVE ESSERE UNA EMERGENZA CONTINUA, UNA LOTTA SENZA QUARTIERE, PER RIDARE FIDUCIA AGLI IMPRENDITORI, ARTIGIANI, COMMERCIANTI, PER RESTITUIRE LE CITTA AI CITTADINI ONESTI, AI PENSIONATI CHE HANNO DIRITTO DI VIVERE LE LORO CITTA DOPO UNA VITA DI SACRIFICI, RIDARE CERTEZZE ALLE FAMIGLIE, ALLE DONNE, AI GIOVANI CHE NON DEVONO MORIRE SULLE STRADE, AGLI INDIFESI E DIVERSAMENTE ABILI. CON LA LOTTA SI RECUPERERANNO CAPITALI ILLECITI, SI RIDARA' ANIMA ALLO SVILUPPO.

PER FARE QUESTO BISOGNA INVESTIRE IN PREVENZIONE, TAGLIARE IL RECLUTAMENTO DEI GIOVANI ALLA DELINQUENZA TOGLIENDOLI DALLE STRADE, FORNENDO LORO LA POSSIBILITA' DI UN LAVORO ONESTO.

BISOGNA DARE CERTEZZA AL DIRITTO CON UN POTENZIAMENTO DELLA MAGISTRATURA E DELLE SUE ISTITUZIONI, UOMINI E MEZZI, ALMENO 15OOO NUOVE ASSUNZIONI, CONSENTENDO LE CONDANNE DEI COLPEVOLI IN TEMPO REALE.

NON VANNO FERMATI I PROCESSI CONTRO LA DELINQUENZA, MAFIA, CORRUZIONE, DELITTI CONTRO LA PERSONA E LA SOCIETA', I DEBOLI ED INDIFESI.

Per. Ind. Giacomo Dalessandro

 

CORRIERE della SERA

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2008-12-16

grasso: colpiti i boss che potevano ordinare nuovi attentati

Maxi blitz antimafia: 99 arresti

Operazione tra la Sicilia e la Toscana. L'accusa: si voleva ricostituire la "cupola" di Cosa Nostra

PALERMO - Maxi blitz antimafia dei carabinieri del comando provinciale di Palermo in diverse città della Sicilia e in Toscana. I militari hanno eseguito 99 fermi ordinati dai pm della Direzione distrettuale antimafia. In manette sono finiti capimafia, reggenti di mandamenti e gregari che farebbero parte delle famiglie mafiose, coinvolti da alcuni boss palermitani in un progetto criminale che aveva come obiettivo quello di "rifondare Cosa nostra".

Operazione antimafia dei carabinieri (Ansa)

Operazione antimafia dei carabinieri (Ansa)

L'azione sarebbe stata sostenuta anche dal capomafia trapanese latitante, Matteo Messina Denaro. I fermi sono stati disposti dalla procura a causa del pericolo di fuga degli indagati e per evitare omicidi che sarebbero stati progettati. Per condurre il maxi blitz sono stati impiegati oltre 1.200 carabinieri, e poi elicotteri e unità cinofile.

L'ACCUSA - Secondo l'accusa i capimafia arrestati dai carabinieri stavano ricostituendo la nuova "commissione provinciale" di Cosa nostra. Si tratta dell'organismo con il quale l'organizzazione decide le azioni da compiere e le strategie criminali da adottare. Tutto emerge da intercettazioni ambientali. Alla commissione, in passato guidata da Totò Riina, è toccato il compito di deliberare i fatti di sangue più importanti che sono stati compiuti dalla mafia. Sono centinaia le perquisizioni effettuate dai carabinieri in quasi tutta la provincia di Palermo. Ai 99 indagati, fermati su disposizione della Direzione distrettuale antimafia, vengono contestate le accuse di associazione mafiosa, e a vario titolo anche estorsione, traffico di armi e traffico internazionale di stupefacenti. L'operazione è stata denominata "Perseo", ed è ancora in corso, anche in alcune province della Toscana.

OPERAZIONE PERSEO - L'operazione Perseo, ha stroncato sul nascere i progetti criminali dei boss che avevano ricostituito la "commissione provinciale" di Cosa nostra, di cui non era ancora stato deciso il capo. Alcuni centri della provincia di Palermo si sono svegliati "assediati" dai carabinieri, in particolare Bagheria e Belmonte Mezzagno, così pure alcune zone del capoluogo. Le scene del maxiblitz viste oggi ricordano quelle di vent'anni fa, quando l'allora pool antimafia ordinava retate in seguito alle dichiarazioni dei primi pentiti di mafia. Adesso ad accusare i boss ci sono le intercettazioni. Gli investigatori hanno ricostruito infatti i nuovi assetti mafiosi grazie a intercettazioni effettuate nei luoghi in cui i boss si riunivano per discutere affari e nuove strategie.

GRASSO - "Se con l'operazione Gotha del giugno 2006 Cosa nostra era in ginocchio, con questa operazione Perseo le si è impedito di rialzarsi, recidendo tutte le teste strategicamente pensanti di una nuova struttura di comando che avrebbe dovuto deliberare, come una volta, su cose gravi" ha commentato l'inchiesta il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso. Il capo della Dna (la Direzione nazionale antimafia) fa riferimento al progetto criminale che i boss stavano portando avanti e cioè la ricostituzione della "commissione provinciale" di Cosa nostra, a cui spetta il compito di autorizzare le "cose gravi" da compiere. "La mente - aggiunge Grasso - allarmisticamente corre alle ultime stragi del 1992 e all'attacco alle istituzioni". Il capo della procura nazionale rivolge anche un plauso ai carabinieri del Reparto operativo di Palermo e del Gruppo di Monreale, che in nove mesi sono riusciti a controllare centinaia di boss, portando a conclusione questa importante inchiesta.

16 dicembre 2008

 

 

 

 

REPUBBLICA

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2008-12-16

Novantaquattro fermi tra capi, reggenti e gregari. Ramificazioni anche in Toscana

Grasso: "Stavano creando una struttura per organizzare 'cose gravi'"

Mafia, maxi blitz in Sicilia

"Volevano rifondare la Cupola"

Mafia, maxi blitz in Sicilia "Volevano rifondare la Cupola"

PALERMO - Dalle prime luci dell'alba i carabinieri del Comando provinciale di Palermo stanno eseguendo 94 fermi nei confronti di capimafia, reggenti di mandamenti e gregari di Cosa nostra, anche in alcune province della Toscana. Nella maxi operazione, che gli investigatori definiscono "storica", sono impegnati oltre 1200 carabinieri, elicotteri ed unità cinofile. L'operazione, denominata "Perseo", è il risultato di oltre nove mesi d'indagini, che hanno permesso di decapitare la nuova cupola di Cosa nostra. "Se con l'operazione Gotha del giugno 2006 Cosa nostra era in ginocchio - commenta il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso - con questa operazione le si è impedito di rialzarsi, recidendo tutte le teste strategicamente pensanti di una nuova struttura di comando che avrebbe dovuto deliberare, come una volta, su 'cose gravi'".

Secondo i magistrati della Dda i mafiosi, insieme a decine di gregari, stavano tentando di ricostruire la "Commissione provinciale" con il progetto più abizioso: riportare in vita l'intera Cupola mafiosa. In passato la Commissione, guidata da Totò Riina, ha deliberato i fatti di sangue più tragici nella storia di Cosa nostra ed è l'organismo deputato a prendere le decisioni più importanti.

A capo della Commissione è stato posto Benedetto Capizzi, anziano boss di Villagrazia. Attorno a lui alcuni tra i nomi storici di Cosa nostra, da Gerlando Alberti a Gregorio Agrigento di San Giuseppe Jato, da Giovanni Lipari a Gaetano Fidanzati a Salvatore Lombardo, boss di Montelepre che, con i suoi 87 anni, è il più anziano degli arrestati.

Tra i reati contestati, oltre all'associazione per delinquere di stampo mafioso, anche quelli di estorsione, traffico di armi e traffico internazionale di stupefacenti. L'inchiesta, coordinata dal procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, e dai sostituti della Dda Maurizio De Lucia, Marzia Sabella, Roberta Buzzolani e Francesco Del Bene, ha subìto nelle ultime settimane un'accelerazione a causa del pericolo di fuga di alcuni degli indagati e per evitare un omicidio, già progettato.

Grazie alle intercettazioni, gli investigatori hanno documentato la decisione dei nuovi boss di procedere al ripristino, a 15 anni di distanza dall'arresto di Totò Riina, della Commissione provinciale. Ma l'inchiesta ha permesso anche di registrare "un'aspra e pericolosa contrapposizione" all'interno di Cosa nostra sulla nomina del futuro capo dell'organismo deputato ad assumere le più gravi decisioni.

"Sono stati ricostruiti - spiegano dal Comando provinciale dei carabinieri di Palermo - gli attuali organigrammi dell'organizzazione mafiosa nel palermitano ed è stata così annientata la direzione strategica". Durante le indagini, il Nucleo radiomobile di Monreale ha acquisito riscontri anche su un traffico internazionale di stupefacenti, confermando in tal modo l'interesse di Cosa nostra nel settore.

(16 dicembre 2008)

 

 

Ecco chi sono i boss della nuova Cosa nostra

di Alessandra Ziniti

Rifondarsi tornando all’antico, serrare le fila riaffidandosi ai vecchi padrini, ritornando alle vecchie regole e ai vecchi organigrammi. Ecco la strategia con la quale Cosa nostra stava provando a rimettersi in piedi dopo le centinaia di arresti di capi e gregari degli ultimi anni, dopo le pesantissime condanne, dopo la nuova raffica di pentiti, dopo la rivolta degli imprenditori vittime del racket.

La nuova mafia dopo la cattura di Bernardo Provenzano e di Totuccio e Sandro Lo Piccolo ha sempre il volto di Totò Riina. Con l’autorizzazione del capo incontrastato di Cosa nostra, i vecchi capimandamento tornati in libertà avrebbero nominato i nuovi reggenti e ricostituito la vecchia commissione provinciale, sostanzialmente tramontata già prima della stagione delle stragi. Un progetto di cui ben 31 capomafia hanno messo a punto i dettagli in una riunione svoltasi il 14 novembre scorso e interrotto d’u rgenza da un grosso blitz portato a termine la notte scorsa dai carabinieri del comando provinciale di Palermo che hanno eseguito un provvedimento di fermo a carico di 94 persone firmato dai sostituti procuratori Roberta Buzzolani, Maurizio de Lucia, Francesco Del Bene e Marzia Sabella.

Il progetto, messo in atto con la sovrintendenza del superlatitante Matteo Messina Denaro, boss del trapanese che mantiene comunque un rapporto di interlocuzione con i palermitani, è stato stroncato nel timore non solo di fuga dei destinatari del provvedimento ma anche di una possibile ripresa delle ostilità visto che due famiglie di Palermo città si opponevano alla nomina di quello che era stato individuato come il nuovo capo della commissione, Benedetto Capizzi, anziano boss di Villagrazia. Attorno a lui alcuni tra i nomi storici di Cosa nostra, vecchia capimafia ottantenni, da Gerlando Alberti "u paccarè" a Gregorio Agrigento di San Giuseppe Jato, da Giovanni Lipari a Gaetano Fidanzati a Salvatore Lombardo, boss di Montelepre che, con i suoi 87 anni, è il più anziano degli arrestati.

 

Coppola, bastone e autista, gli anziani boss, molti dei quali appena scarcerati per motivi di salute, avevano già ripreso il controllo della situazione e non esitavano ad incontrarsi anche in luoghi pubblici come l’Ospedale Civico, l’unico posto dove, essendo in regime di arresti domiciliari per motivi di salute, avevano il permesso di recarsi. In ospedale si incontravano e in ospedale, con la complicità di un infermiere del Centro Tumori, Giovanni Polizzi, precostituivano falsi referti per simulare malattie oncologiche o altre patologie che potessero fruttare loro la remissione in libertà o comunque benefici carcerari.

Dalla carte dell’inchiesta viene fuori anche il nuovo corso mafioso di Corleone dove il figlio di Totò Riino, Giuseppe Salvatore, scarcerato da alcuni mesi, sarebbe stato invitato a tenersi fuori e a "non uscire da casa", evidentemente per volere del padre intenzionato a non farlo rischiare oltre visto che il primogenito ha già un ergastolo sulle spalle. Capo del mandamento di Corleone è Rosario Lo Bue: da lui il giovane Riina non si sarebbe neanche presentato al suo ritorno a Corleone dopo essere uscito dal carcere. Assume così una nuova luce la decisione del giovane di chiedere al tribunale di sorveglianza di potersi recare in Nord Italia dove avrebbe trovato lavoro.

Anche negli affari, Cosa nostra avrebbe tentato un ritorno all’a ntico, affiancando al business delle estorsioni e a quello nuovo delle slot machine truccate, il traffico di stupefacenti con il Sudamerica, con l’importazione di pasta di cocaina che sarebbe stata raffinata in Sicilia per poi essere distribuita. Un carico di dieci chili di prova era già arrivato, altri cento chili avrebbero dovuto arrivare a gennaio.

(16 dicembre 2008)

 

 

 

 

L'UNITA'

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2008-12-16

 

 

 

 

 

il SOLE 24 ORE

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